Passeggiamo immersi nella quiete del giardino di una bellissima Casa di riposo di Moncalieri.
Il parco interno alla Struttura è completamente spopolato, c'è pace e un sole generoso ci scalda le spalle.

Oggi la Funzione è prevista nella chiesa interna alla Villa, solo in seguito ci muoveremo verso il cimitero, e come al solito io sono arrivato con buon anticipo...

Dopo l'omaggio alla Salma, i sopralluoghi di rito, due parole coi parenti nel frattempo sopraggiunti, arrivano anche i portantini che si occuperanno del feretro durante la cerimonia.

Forse questa volta abbiamo tutti esagerato con la puntualità, e per passare il tempo ci mettiamo in cerca della zona ristoro per un caffè.
Entriamo chiacchierando nel bar della Casa di riposo, e senza accorgercene approfittiamo (forse un po' troppo) degli ultimi minuti di disordine che, prima dell'inizio del servizio, ci sono ancora concessi.

Il freddo che tarda ad arrivare, i vantaggi di una vita da single appena cominciata, il proposito di smettere di fumare… questi i temi all'ordine del giorno, sconnessi come le nostre voci che si accavallano confusamente, in un dialogo tra sordi.

Solo una volta appoggiati al bancone ci guardiamo alle spalle: dietro di noi, un silenzioso plotone di nonnini ci guarda in cagnesco.
Stanno sulle loro carrozzine, sistemate una accanto all'altra in ordine marziale, e non tolgono gli occhi di dosso dai nostri abiti scuri. Quelle uniformi che, nostro malgrado, tradiscono il motivo della visita alla Villa.

Il silenzio che regna adesso è eloquente, non siamo i benvenuti là dentro, e tra loro e il bancone del bar ci sentiamo improvvisamente stretti.
Decisi a togliere il disturbo quanto prima, facciamo in fretta le nostre ordinazioni:
"Sono uno, due, tre… sette caffè”.
“No! solo sei, più un ginseng”.
“Ma il ginseng al bar non lo vendono…”.

Consumiamo con sollecitudine e ci congediamo. Trasciniamo anche il più ignaro del gruppo (l'unico che ancora proferisce parola) da qualche minuto intento a discutere con la banconiera delle proprietà rivitalizzanti del ginseng, che a suo parere farebbe proprio bene anche ai nonnini...

Quasi ci si pesta i piedi per liberare la stanza, sospinti da un'invisibile e misteriosa forza propulsiva sprigionata dalle occhiate degli ospiti della Villa.
Siamo tutti fuori, quasi tutti… Una vecchietta seduta a fianco dell'uscita spezza il silenzio, posa la mano sull'ultimo di noi che le passa vicino, e sprezzante gli sussurra epigrafica: "Il più lontano possibile da me!”.

Nessuno sconto per i latori di messaggi sgraditi.
Ahimè, l’ambasciatore la pena la porta eccome, ed è un mestiere molto pericoloso!

 

Alberto Grassotti

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